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"Goditi il problema è un felice, disperato e travolgente inno alla libertà di godersi la vita nonostante tutto, senza remore e prima che sia troppo tardi. Un'avventura metropolitana di sesso e sentimento, di tracolli prevedibili alla ricerca di una tragicomica e commovente scoperta di sé. Un libro vivo, finalmente."
CARLOTTA: Come è nato Goditi il problema e il personaggio di Martino Sepe?
SEBASTIANO:
Io ho studiato cinema, e in realtà il libro è nato come sceneggiatura. E’ diventato poi un romanzo, quando ho deciso di liberarmi da tutte le problematiche produttive, cioè la traduzione in budget di quella che era la base narrativa, come i costi legati alla realizzazione delle scene, tanto per fare un esempio. Il protagonista, invece, è nato da una frase che ho letto in un libro: “Scrivi come se tutte le persone che conosci non dovessero mai leggerti” (Brenda Ueland). Partendo da questa citazione ho creato la storia e il personaggio di Martino Sepe, che è chiaramente un mio alterego, una sorta di Arturo Bandini alla John Fante. Grazie a lui ho potuto così rivivere e allo stesso tempo di distaccarmi dalla mia vita in qualunque modo e momento ne avessi la voglia o la necessità, liberandomi dal cappio dell’autobiografia per buttarmi nel mondo infinito della fantasia, in cui si possono far imperare le regole della narrazione. Spesso, infatti, questi miei racconti partono da una base vera, personale o raccontatami da qualcun altro, per poi spiccare il volo per finire chissà dove.
C: Cosa c’è di reale nella stramba famiglia di Martino?
S:
Io sono sicuramente cresciuto in una famiglia libera e non convenzionale, che ha abbracciato appieno e in tutti i suoi aspetti gli anni ’70. Per farti un esempio, quando ero bambino, ci siamo trasferiti per più di un anno in Africa e al nostro ritorno, a vivere in casa con noi, c’erano anche quattro musicisti africani, fatto che di sicuro aveva suscitato un certo scalpore in quel di Milano.
Quindi ho avuto sì un’infanzia fuori dal comune, ma mai mi sarebbe venuto in mente – anche per puro istinto di sopravvivenza tra le mura domestiche - di spiattellare in un libro gli affari nostri o fare carta carbone delle vicissitudini dei miei parenti. E ai loro occhi è evidente quanto mi sia allontanato dalla realtà. Distacco che ho messo in atto per tutti, compreso Martino, e che mi ha permesso di divertirmi in piena libertà con tutti i personaggi, senza l’ansia di offendere qualcuno a ogni parola scritta. Poi, trattandosi di una commedia, una della regole base sta proprio nell’ingigantire ogni caratterizzazione, esasperandola. Tra gli ingredienti fondamentali da usare non sono contemplate le mezze misure “di cortesia”, che segnerebbero un insuccesso.
C: Quanto hai messo di te stesso nel personaggio di Martino, o meglio – seguendo la scia del discorso sulla famiglia - quanto e fino a che punto te ne sei distaccato?
S:
In verità mi stacco da Martino fin dall’inizio, nel senso che per descrivere le situazioni in cui lui si trova mi sono sprecato in abbellimenti vari, come poi accade anche nella vita di tutti i giorni. Ad esempio per rendere più divertente o interessante il racconto di qualcosa che ti è successo normalmente lo arricchisci di particolari, allontanandoti dalla realtà dei fatti e avvicinandoti a ciò che avresti voluto accadesse. Quindi nel romanzo sono partito da una serie di stimoli reali e Martino è, ovviamente, tutto impregnato di me, ma allo stesso tempo è anche tutto frutto di una buona dose di immaginazione, per lo più derivante da una serie di domande che, durante la scrittura, mi ponevo io stesso su Martino. Del tipo: “Come c’è finito in quella situazione?” oppure “Ora che c’è dentro, come fare per sbrogliarlo dall’inghippo?”.
C: Be’, di situazioni ingarbugliare o addirittura paradossali ce ne sono parecchie nel romanzo…
S:
Sì, e se vuoi sapere quali sono vere e quali no, ti rispondo subito. Diciamo che come regola generale la maggior parte delle cose incredibili sono vere, mentre le banalità me le sono inventate! (ndr: ride, ma non precisa se sta scherzando o meno…)
C: In corso d’opera hai incontrato qualche difficoltà?
S:
La principale difficoltà è stata mantenere la promessa iniziale di onestà che mi ero imposto, ossia riuscire a raccontare davvero quello che volevo seguendo sempre l’idea di partenza, senza cadere nella tentazione, col tempo, di andare a schermare, truccare, metaforizzare, edulcorare i contenuti più spinosi per salvaguardare l’apparenza. Con questo libro ho portato alla luce parecchie fobie, scendendo o risalendo per diversi tunnel oscuri, soprattutto attraverso il protagonista.
C: E ti è servito scrivere questo libro?
S:
Sì, sicuramente mi è servito, è stata come una sorta di terapia. Ogni tanto mi capita addirittura, rileggendole, di credere alle storie di Martino che io stesso ho inventato, e un po’ anche di compatirlo! Pezzi della sua vita ormai si intrecciano alla mia, così come succede con i ricordi d’infanzia. Infatti, se uno ci pensa bene, sono le altre persone che vengono a raccontarci buona parte degli episodi di quando eravamo molto piccoli, contribuendo a creare delle specie di filmini di cui poi la mente si appropria e che vanno a fondersi con i ricordi originali. Per me è un po’ lo stesso con il mio alterego e mi sa che a breve non sarò più in grado di distinguere cosa è accaduto a me e cosa ho fatto accadere a lui…
C: Parlando invece dei supporti professionali esterni di cui hai potuto usufruire, una figura importante per te e per la realizzazione di Goditi il problema, è stata la tua agente letteraria…
S:
Rosaria Carpinelli. A lei devo tantissimo. Un giorno eravamo qua, seduti nel mio studio come me e te in questo momento, e le stavo parlando di alcune cose che avevo scritto. Lei mi ha chiesto di leggerle e in seguito di farne un libro. Ammetto che lavorare con lei, per me, è equivalso a scuola. Mi ha insegnato come scriverlo un romanzo, dato che fino ad allora mi ero sempre occupato di sceneggiature. Un’impronta, quella cinematografica, che comunque è rimasta e credo sia piuttosto evidente dal risultato finale. Si è trattato di un lungo lavoro. E anche la prima stesura era decisamente lunga, tant’è che abbiamo operato tagli… molti tagli, comunque necessari. E lo sono non solo in letteratura. Infatti, alla scuola di cinema, proprio il primo giorno, ci hanno insegnato le tre Golden Rules di Martin Scorsese, ossia: Cut, Cut, Cut. Quindi posso affermare che questa è “la” regola d’oro da mettere in pratica.
C: Abbiamo già detto che il libro è stato inizialmente concepito come sceneggiatura. Se ti proponessero di trarre un film da Goditi il problema, chi ti piacerebbe fosse il regista e chi l’attore principale, il volto cinematografico di Martino?
S:
Il regista… Io! L’attore James Franco. Ovviamente in un mondo di infinite possibilità. (ndr: a questo punto ho chiesto a Sebastiano una parte nel film, lui mi ha proposto il ruolo di fidanza di James Franco, e io ho accettato. E’ fatta!)
C: Tu hai studiato Cinema alla NY University e per uno dei tuoi lavori hai anche ottenuto importanti riconoscimenti. Di cosa si tratta?
S:
Il film si chiama Vertical City, una fiction formata da più cortometraggi intrecciati tra loro a formare un lungometraggio, che ho girato con alcuni compagni di Università. Era infatti la nostra tesi di laurea.
C: Oggi ti senti più regista, artista o scrittore?
S:
Cerco di “sentirmi” il meno possibile, si perde sempre troppo tempo nel tentativo di spiegare se stessi a chi ci sta attorno. Per questo io preferisco “fare” piuttosto che “sentirmi” qualche cosa di specifico. E alla base del mio lavoro di artista, così come di scrittore, ci sono le domande a cui tento di dare delle risposte. Io realizzo in questo modo le mie opere: facendomi delle domande e dandomi delle risposte, o cercandole negli altri.
C: In questo momento sei a Milano ma vai spesso in Argentina, a Buenos Aires. Che legame hai con questa città?
S:
Be’, in primo luogo, a Buenos Aires c’è tutta la famiglia di mia mamma. Poi là lavoro con una galleria d’arte dove espongo da anni le mie opere. Quindi a questa città devo anche tantissimo da un punto di vista professionale, oltre che affettivo.
C: E a Milano dove esponi?
S:
A Milano presso la galleria Otto Zoo, in Via Vigevano, dove tra dicembre ‘11 e gennaio ’12 è stata allestita una mia personale dedicata alle sculture a tema religioso di cui abbiamo appena parlato e agli alieni: Aliens, Gods, and Humans. Inoltre, in questo spazio, abbiamo organizzato anche la presentazione del romanzo.
C: Domanda a bruciapelo: il tuo artista/opera, scrittore/libro, regista/film preferiti? Perché?
S:
L’artista è Gerhard Richter, perché è un cavallo indomato nel suo approccio all’arte. Ha fatto tutto e il contrario di tutto, cosicché non è mai stato possibile incasellare, e quindi limitare le sue opere a una specifica categoria o a uno stile univoco. Come regista direi Fellini, perché in lui ritrovo fantasia allo stato puro e una capacità innata, insieme al coraggio, di pensare alle immagine più improbabili e, per la disperazione dei produttori, di riuscire pure a metterle in scena. Il suo film che più amo è 8 ½. Infine lo scrittore: David Sedaris. Questo autore comico americano è conosciutissimo negli Stati Uniti, infatti buona parte dei suoi libri – divertentissimi e quasi tutti autobiografici – sono tra quei bestseller che restano in celebri classiche come quella del NY Times per mesi e con la gente che partecipa ai suoi reading ci si potrebbe riempire uno stadio. In Italia, invece, vende poco ed è pressoché sconosciuto. Poi c’è un romanzo che mi è piaciuto tantissimo e in cui mi sono ritrovato molto, forse perché mentre lo leggevo a tratti mi ricordava il mio: Zia Mame, di Dennis Patrick.
G: Il titolo Goditi il problema l’hai scelto tu o ti è stato suggerito?
S:
Inizialmente era diverso, poi abbiamo scelto Goditi il problema, che era ed è rimasto il titolo di uno dei capitoli. Insomma, la frase è mia, ma la decisione di utilizzarla come nome del libro è dipesa da più persone, tra cui lo stesso editore.
C: E per concludere, anche se Goditi il problema è appena uscito, hai già qualche idea in mente per un prossimo romanzo?
S:
In realtà, almeno secondo i miei attuali desideri e progetti, mi piacerebbe continuare a raccontare le avventure di Martino, dato che con questo primo libro ho tutt’altro che esaurito storie e aneddoti, tanto su questo personaggio quanto sugli altri che lo circondano.

 

a tu per tu con sebastiano mauri by carlotta pistone, mondo rosa shokking, 2012