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Ci si diverte parecchio a leggere Goditi il problema di Sebastiano Mauri, e lo si intuisce già dal sottotitolo - La commedia indiavolata di un single seriale a una passo dalla monogamia - e dalla copertina orchestrata dall’art director Francesca Leoneschi e dal graphic designer Andrea Cavallini.
La scena è quella newyorchese, con tutte le fisime e i vizietti dei mondi dell’arte e del cinema. Perché Martino, il protagonista del romanzo, è palesemente ricalcato sulla figura dello stesso Mauri. Che ha vissuto nella Grande Mela, che ha vinto premi importanti coi suoi cortometraggi (Warner Brothers Award, Martin Scorsese Post-Production Award), che infine è un artista visivo piuttosto noto, con alle spalle personali in gallerie di Milano e Napoli, Buenos Aires e Rosario, Roma e New York.
Proprio questa autobiograficità ammanta però il libro, per i lettori che ne sono a conoscenza, di una certa drammaticità. Perché insomma, le descrizioni di famiglia e amici sono di quelle che fanno ben sorridere, ma sapendo che il soggetto del ritratto potresti essere tu, allora c’è da irrigidirsi. E poi qui Mauri fa outing, racconta le sue prime esperienze omosessuali, che in Italia non è mica una cosa così semplice da gestire, anche se si proviene da un ambiente dalle ampie vedute (un ricordo del Martino in età prescolare: “Non volevo essere chiamato invertito, mi dava l’impressione di essere a testa in giù. E poi avevo visto il disgusto negli occhi delle vecchine, la rabbia in quelli di mia zia e la tristezza in quelli di Lina. Già sospettavo ci fosse qualcosa di sbagliato in me, ma non credevo potesse causare emozioni così forti negli altri”).
Detto tutto questo, il lettore può bellamente far finta di nulla e godersi le scenette, adattissime a esser trasposte su pellicola. Sin da quella iniziale, con Martino che si sveglia intontito, ai lati una coppia non proprio adonica, e fugge dalla villetta indossando un paio di strofinacci e pantofole a forma di coniglio. 

a new york in pantofole by marco enrico giacomelli, artribune 2012