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“Non si tratta di una semplice lotta politica, ma di una pretesa distruttiva del piano di Dio. Non si tratta di un mero progetto di legge – questo è solo lo strumento – ma di una ‘mossa’ del padre della menzogna che ha la pretesa di confondere e ingannare i figli di Dio. Questa guerra non è vostra, ma di Dio“.


Firmato Jorge Mario Bergoglio, non ancora papa Francesco e non ancora con i panni sciacquati nel Tevere della benevolenza e della misericordia. Una lettera del 22 giugno 2010 ai quattro monasteri carmelitani di Buenos Aires, che invitava alla mobilitazione mentre il Senato dell’Argentina si apprestava ad approvare la proposta di legge per il matrimonio e le adozioni omosessuali.
Una lotta di Dio contro il diavolo, dunque. Traggo la notizia, e la lettera di Bergoglio, dal libro di Sebastiano Mauri Il giorno più felice della mia vita (Rizzoli, pagg.190, 12 euro). Un bel libro sul diritto delle coppie omosessuali a non essere discriminate in campo affettivo e familiare. Un pamphlet forse inutile ai militanti e agli esperti, ma prezioso nella sua misura di ironia e tenerezza, notizie e civilissimi affondi polemici, per contrastare i veleni dell’omofobia e ricordarci, in questa Europa nel mirino dei fanatici, che la libertà è indivisibile, che non esistono diritti seri e diritti futili.
In Italia questo diritto non c’è. Non esiste il matrimonio per le coppie gay sancito da una legge come in Portogallo e Spagna, Francia e Gran Bretagna, Islanda e Danimarca, Belgio e Olanda, Svezia e Norvegia, Finlandia e Lussemburgo.
Non c’è neppure una legge sulle unioni civili (ce l’hanno in Germania e in Irlanda, in Croazia e in Estonia, in Austria e in Grecia, a Malta e nella Repubblica Ceca, in Ungheria e ad Andorra, in Liechtenstein e in Svizzera, a Malta e, con qualche restrizione in più, in Slovenia) che verrebbe utile anche alle coppie eterosessuali non sposate. C’è un vuoto fatto di inerzie ed eterni rinvii tattici, una politica sorda ai ripetuti inviti di Corte Costituzionale e Cassazione a legiferare, l’ultimo è del 9 febbraio.
Non c’è perché questo diritto non ha ottenuto il nihil obstat cattolico, inutile girarci intorno. Non c’è perché la chiesa cattolica, anche se negli ultimi tempi adopera il linguaggio dell’ascolto e del rispetto, non ha ancora sciolto il nodo della discriminazione.
“Prendere atto di un’oggettiva differenza non significa discriminare” concludeva la sua lettera del 2010 Bergoglio. La strada dell’apartheid è lastricata di affermazioni simili: è lui che è negro, non io che sono razzista, per parafrasare una barzelletta idiota.
Bergoglio papa ha smentito Bergoglio cardinale? Sembrerebbe di sì, ma non è certo né assodato.
Il pamphlet di Sebastiano Mauri registra parecchie perle di carità cristiana. Come quella dell’ex arcivescovo di Buenos Aires, Antonio Quarracino, che invita i gay a scegliersi un angolo di mondo dove formare un Paese a parte, ma di rendersi invisibili nel mondo di noi gente perbene: “Con tutta carità, con molta delicatezza e misericordia, vorrei dire che in questo modo si pulirebbe una macchia ignobile dal volto della società“.
O come la sciocchezza bigotta di Rosy Bindi, anno domini 2007: “È meglio che un bambino resti in Africa piuttosto che sia adottato da una coppia omosessuale“. Vale a dire: meglio che crepi di fame, che cresca in strada, piuttosto che.
Cose del passato? Si spera di sì. Ai cattolici che rivendicano il copyright su amore, famiglia, matrimonio (sono invece termini, e sentimenti, in Creative Commons: ci si ama, ci si sposa, si mette su casa, ci si lascia a volte, da prima che i padri della chiesa ci mettessero becco; e lo si è fatto, e bene, con passione e talvolta con santità, anche ignorando i comfort della religione), andrebbe ricordato che non possono decidere per gli altri. Sono tutt’altro che anticlericale, ma gli assoluti (anche, e soprattutto, religiosi) mi infastidiscono. Sono pronto all’ascolto e al dialogo, ma dev’essere tra eguali: chi è convinto di parlare “in nome di Dio” con un inferiore, non avrà il mio consenso.
Non sono gay e non trovo motivo di vanto nell’essere etero. Per dirla con Sebastiano Mauri: “Il sesso lo si fa, non lo si è“. Resto convinto che una morale così ossessionata dal sesso, una divinità così ossessionata dall’uso corretto del pisello o della passera, sia povera cosa. Ma non impedisco a chi vuole pensarla così di farlo e di comportarsi di conseguenza, se la scelta riguarda lui solo e chi condivide le sue scelte.
Chi impedisce ai gay di vedere riconosciuta la loro affettività ha scelto invece di togliere un pezzo di libertà anche a me, perché mi costringe ad accettare la discriminazione come legge (o mancanza di legge) del mio paese.
Se Matteo Renzi manterrà la parola data alla relatrice pd Monica Cirinnà, il testo di legge sulle unioni civili dovrebbe approdare al Senato in marzo. È un testo timido: no al matrimonio, adozioni ancora negate. Ma è un primo passo. La stessa Cirinnà prevede dieci o dodici senatori pd contrari, l’ostilità di più o meno tutto l’Ncd e teme la “saldatura trasversale” degli ultrà cattolici di tutti gli schieramenti. Mi auguro (se lo augura anche lei, credo) che abbia torto e che l’eventuale dissenso non blocchi tutto. E mi auguro che dalla Cei nessuno soffi sul fuoco.

unioni gay, a marzo si discute la legge, bergoglio tirerĂ  ancora in ballo satana? by roberto casalini, wired 2015