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“Favola” racconta di una certa Mrs. Fairytale - cui presta corpo e anima un grande Filippo Timi - placida massaia americana, benestante e sognatrice, sposata a un uomo che la maltratta.

Angelo del focolare in una villetta kitsch, perfettamente lustrata, con un barboncino impagliato, i suoi momenti piacevoli sono bere the, ma ancor più whisky, con l’amica del cuore depressa perché tradita dal marito. Mrs.

Fairytale non dice mai parolacce e la prima volta che pronuncia il sostantivo “membro” ha una reazione orgasmica finché, tra una lezione di mambo, una probabile invasione degli alieni e una telefonata con colei che chiama “mother” – resa in maniera perfetta da Piera degli Esposti – a poco a poco scorge una realtà diversa da quella che credeva la sua vita e, in questa metamorfosi, l’ironia del racconto sfuma nella commedia nera. Per corrispondere ai desideri familiari e sociali i protagonisti si erano sforzati di uniformarsi a un mondo noioso e conformista, fino a quando non arrivano alla scoperta che per amare bisogna essere se stessi … 

E’ molto ben fatto, molto garbato e divertente, pur trattando temi difficili come quello dell’identità sessuale e la conseguente creazione di una famiglia, il film di Sebastiano Mauri “Favola”.

La sua fattura è tanto più apprezzabile se si tiene conto che è un’opera prima e, come tale, non risente di alcuna ingenuità o incertezza stilistica. Colori, scenografia e maniera riecheggiano i drammi anni cinquanta di Douglas Sirk, con un’originalità assolutamente propria che rende l’artificiosità di ambienti e situazioni una sorta di denuncia dell’ipocrisia quotidiana.

l'amore, non l'identità sessuale, crea la famiglia by bruna alasia