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Favola è il titolo dell’eccentrica, eccessiva, pirotecnica black comedy diretta da Sebastiano Mauri e interpretata da Filippo Timi, mattatore assoluto come nello spettacolo teatrale al quale il film è ispirato. Partendo dalla pièce omonima per poi prenderne le distanze in totale autonomia, Mauri e Timi hanno lavorato insieme sulla sceneggiatura, coinvolgendo nel progetto attori come Lucia Mascino, Luca Santagostino, Sergio Albelli e Piera Degli Esposti, nell’esilarante ruolo di Mother, la Madre della protagonista.

In Favola, Timi interpreta Mrs. Fairytale, una casalinga che – sullo sfondo degli USA color pastello anni ’50 – si destreggia tra barboncini impagliati, tè corretti al whisky, peccaminose lezioni di mambo e temibili invasioni aliene. La donna passa le sue giornate chiusa nella meravigliosa casa dei suoi sogni, immersa in un mondo surreale nel quale le aspirazioni e i sogni dei personaggi – che si muovono sulla scena – prendono incredibilmente vita, scontrandosi, crollando e realizzandosi (contro ogni pronostico), proprio come in un sogno.

Ma cosa succede se, di punto in bianco, qualcosa di totalmente inaspettato e nascosto travolge la quotidianità fittizia che Mrs. Fairytale si è costruita intorno, abbattendosi come un maremoto su lei stessa e su chi la circonda, come la miglior amica Mrs. Emerald (Lucia Mascino)?

Recuperando l’estetica dei drammi di Douglas Sirk e gli eccessi cromatici delle screwball comedy con protagonista la coppia Doris Day-Rock Hudson, la coppia Mauri e Timi riesce nell’impossibile, realizzando un film atipico quanto affascinante, travolgente e semplicemente irresistibile.

Favola (qui il trailer ufficiale) è un viaggio onorico nelle profonde complessità dell’animo umano, fin nel cuore del labirinto dei desideri e delle passioni inconfessabili e vietate; un percorso di autoconsapevolezza di sé e del proprio io compiuto nei margini di una “fantasticheria” che sembra uscita direttamente da uno zuccheroso incubo trash di John Waters o dalle atmosfere, sopra le righe e pittoresche, del primo Pedro Almodovar.

L’America degli anni ’50, così stilizzata come in un B-Movie, è la gabbia, il contenuto (in)capace di contenere la forma magmatica del caos dietro la quale si cela una scalpitante libertà; e l’intero film è proprio un inno, un manifesto libero e indipendente a dover – e poter – essere chiunque, decostruendo lentamente quei vincoli fisici – e culturali – che ci rendono schiavi di vuote consuetudini e reiterati comportamenti sociali.

favola by ludovica ottaviani, moviestruckers.com