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L’artista italo-argentino ci racconta la sua ultima personale, ospitata dalla galleria veneta Michela Rizzo.

Approfondiamo con Sebastiano Mauri una delle sue ultime opere, esposta nella personale The Other ospitata dalla Galleria Michela Rizzo a Venezia. Il lavoro dell’artista, attraverso pittura, video e suoni, va ad indagare il tema dell’altro, del diverso da sé, un viaggio attraverso le identità che vanno a dissolversi l’una dentro l’altra. Un percorso che si snoda anche tra piccoli diorami preziosi in cui esseri alieni incontrano le divinità, bizzarri omini si confrontano con immagini degli umani. Ma chi è l’umano e chi l’alieno in fondo?

Shadow of Doubt unisce due dei tuoi media d’elezione, video e pittura, in che modo?

L’istallazione Shadow of Doubt genera ibridi in costante mutamento attraverso la proiezione di video-ritratti diversi su un viso dipinto a olio su tela, quindi immutabile. Il ritratto a olio rappresenta solo il naso, gli occhi e la bocca della persona, la sua “maschera base”, senza che intervenga alcun elemento contestuale, quali acconciatura, vestiti, gioielli, sfondo. Elementi che appaiono grazie alle proiezioni video, rendendo così la stessa persona, la stessa “maschera base”, uomo, donna, vecchia, infantile, bianca, nera, grassa, magra, ricca, povera, sobria o eccentrica. La nostra lettura della persona ritratta muta con l’incessante divenire del contesto, rivelandoci qualcosa del nostro modo di vedere l’altro. L’effetto d’ibridazione e la labilità dei confini tra un soggetto e l’altro m’interessano appunto perché ci permettono di osservare in atto i meccanismi dei nostri preconcetti. Aiutandoci, spero, a intaccarli.

Il titolo, come l’hai scelto e perché?

Ho lavorato per anni con i media più diversi, dipingendo, scrivendo, fotografando, filmando, scolpendo e disegnando. In questa mostra, per la prima volta, ho affrontato quasi tutti questi media insieme, includendo lavori sull’identità, sulla religione, sulle relazioni sociali. Ma il fulcro di tutto ciò è appunto l’Altro. Questa semplice ma flessibile etichetta che ci permette di dividere, giudicare e discriminare a nostro piacimento. Ma chi è l’Altro? Chi decide dove si tracciano i confini? Perché? Quali sono valicabili e quali no? Perché abbiamo così paura della diversità, invece di apprezzarla come una ricchezza? The Other, l’altro appunto, non siamo altro che noi stessi visti dal di fuori. Basta capire questo, basta ribaltare i termini di paragone, per mettere in discussione la nostra visione di normalità, i pregiudizi verso il prossimo, le routine interpretative, che si nutrono d’inerzia. Non dimenticate mai l’assioma di Franco Basaglia: “Osservato da vicino, nessuno è normale”.

Musica e volti si sfumano e susseguono, come hai selezionato i vari brani? Sono in qualche modo collegati alle persone?

La colonna sonora di Shadow of Doubt è composta da due tracce audio sovrapposte. La prima è un lungo canto del mantra più antico e più potente del mondo: l’Om. La seconda è un intreccio di centinaia di brevissime clip tratte da celebri canzoni pop degli ultimi cinquant’anni, senza la parte strumentale, solo voci isolate. L’Om serve per amalgamare il tutto, musicalmente e spiritualmente. Tutte queste voci, che senza il supporto degli strumenti sembrano più che mai fragili e abbandonate, tutte queste richieste d’amore, d’accettazione, di comprensione, nascono da un unico luogo: l’universale bisogno di essere amati per ciò che si è. Le canzoni sembrano dar voce alle insicurezze, aspirazioni e fobie di questi volti che si offrono allo sguardo altrui, e quindi al loro giudizio. I brani non sono collegati alle persone specifiche ritratte, in quanto sono tutti trattati come soggetti anonimi. Ma ogni associazione è benvenuta.

Prossimo progetto?

Vari, direi. Sto lavorando al nuovo romanzo, a un progetto di audiolibro multimediale del mio primo romanzo, “Goditi il problema”, alla prosecuzione del tour museale della God Machine, attualmente in mostra al Macro fino al 31 Marzo, alla mia prossima mostra a Milano, e infine a un video sul twerking, mia ultima ossessione.

Vi anticipiamo che, il 21 febbraio in galleria, sarà ospitato un reading performativo del primo romanzo di Sebastiano Mauri Goditi il problema (Rizzoli). I brani saranno messi in scena, immersi nella cornice delle opere di Mauri, da Mrs. Fairytale & Mrs. Emerald ovvero Filippo Timi e Lucia Mascino. Occasione in più per visitare la mostra e apprezzare dal vivo Shadow of Doubt. 

sebastiano mauri shadow of doubt by federica tattoli, pizzadigitale 2014