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Le opere dell’italo-argentino Sebastiano Mauri (Milano, 1972) non lasciano scampo. Video, installazioni e pittura, ben combinati a formare il percorso della mostra The Other, intrecciano riflessioni sul tema dell’alterità in contesti delicati e universali: religione, appartenenza etnica, sesso, provenienza geografica. Label Series, Shadow of Doubt, Immanence, Faces Series e Gods vs Aliens minano la rassicurante scorciatoia del pregiudizio, spesso attuato come un riflesso automatico. Il criterio del giudicare prima, sulla base di convinzioni più o meno convenzionali, semplifica la vita e mette apparentemente al riparo dalla paura dell’“altro”, del “diverso”. Per questo le opere di Mauri spiazzano e disturbano, creando scollamenti e sovrapposizioni inaspettati che impediscono qualsiasi scorciatoia. Con lucida e pungente ironia, il pregiudizio è messo a nudo nella sua pericolosità, inducendo a preferirgli il dubbio come alternativa decisamente più onesta. 

sebastiano mauri e l'automatismo dei pregiudizi by arianna testino, artribune 2014