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"Caratteristica fondamentale della maniera di Virginia Woolf è che essa non tratta soltanto di un solo soggetto e delle impressioni del mondo esterno sulla coscienza di questo, ma di molti soggetti, che cambiano spesso". Mi stavo applicando allo studio della critica che Erich Auerbach dedica a To he Lighthouse quando per uno strano accidente del caso ho deciso di visitare l'installazione che la galleria Otto Zoo dedica a Sebastiano Mauri e intitolata Shadow of doubt. I suoi ritratti - nati dal momento occasionale di incontri fra più i svariati che la vita presenta - si alternano, sovrappongono, sommano. Visi che si dissolvono l'uno nell'atro senza che il mistero di ognuno venga mai svelato. Proprio come accade alla signora Ramsay, la cui bellezza "foggiata dalla Grazie su prati d'asfodelo" resta inconoscibile anche a chi la ammira da vicino.

E questi ritratti-installazione nella loro levigata purezza riflessa sulla tela, che appena riporta le caratteristiche somatiche di un ritratto "primordiale", hanno molto di insondabile. E quindi di affascinante. Un unicum misterico, quasi di iconostasi, che si compone-scompone di più individui e che si materializza per sottrazione e somma e ancora somma e sottrazione, sulle note di echi lontani e suoni apotropaici, resi più vicini dal sovrapporsi di clip famose. Uno, nessuno e centomila, per dirla con Pirandello. E ognuno è diverso e bastante a sé stesso nella propria alterità.

Perché l'arte di questo artista si impone come richiamo all'essenza, che è immagine definita solo nel sé, e che si sarebbe tentati di definire come post-platonica. Una rappresentazione che incute la necessità del rispetto, prima e al di là della possibilità di una categorizzazione: cosa importa che i visi rappresentati siano completamente diversi per età, razza, sesso o cultura quando il singolo si stempera nella somma, e il tutto si scompone per sottrazione nel singolo viso di "un uomo"? Ecco sta forse proprio qui la sintesi poetica di questo artista italo-argentino: nella sua umanità. Essenziale e volutamente rappresentata senza sfumatura d'aggettivi.

 

uno, nessuno, centomila by stefano biolchini, il sole24ore 2014