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La questione tra percezione analogica e percezione digitale della realtà, più volte affrontata nelle pagine dei NOTpaper, ottiene, grazie al lavoro di Sebastiano Mauri, un interessante possibilità di chiarificazione. Tutta la ricerca dell'artista, infatti, si pone come una continua sperimentazione di forme di rappresentazione della realtà attraverso processi in cui i naturali meccanismi di comunicazione tra i due emisferi cerebrali siano completamente alterati. Nel corso della sua formazione Mauri ha sviluppato due paralleli linguaggi artistici, quello pittorico e quello video, che gli consentono di manipolare distintamente e consapevolmente il materiale che insiste sulla percezione analogica o su quella digitale dell'osservatore/percettore. Prima di addentrarsi nello specifico del lavoro di Mauri sarà bene ricordare in che modo i due emisferi cerebrali sono coinvolti nella percezione. Ogni area del nostro cervello determina una specifica azione del corpo, e ciò anche per ciò che concerne la percezione della realtà. Tuttavia, se esistono aree distintamente deputate a ricevere le informazioni afferenti dai sensi, per ogni porzione cerebrale ne esiste un'altra speculare nell'emisfero opposto che è rivolta alla stessa azione, ma che ne affina il risultato fornendo per così dire un "punto di vista opposto": l'uno è analogico, l'altro è digitale. All'emisfero analogico afferiscono le informazioni indistinte che provengono dalla realtà esterna; tale metà cerebrale è in grado di distinguere, all'esterno del corpo, le variazioni di suoni, colori, odori, consistenze tattili e, all'interno del corpo, le variazioni emotive, che si impongono all'attenzione; successivamente è l'emisfero digitale ad interpretare tali variazioni e a dare un senso a ciò che percepiamo: ad esempio grazie all'emisfero analogico siamo in grado di riconoscere una macchia verde su una superficie marrone, ma è solo grazie a quello digitale che siano in grado di capire che si tratta di una porzione di vegetazione su una brulla collina rocciosa. In sostanza la metà analogica del cervello riceve le informazioni che afferiscono dal complesso della realtà esterna o interna dosandone le variazioni, mentre la metà digitale limita tale complessità in qualcosa di più facilmente percepibile e calcolabile, la mette in rapporto con dei punti di riferimento riconosciuti a livello collettivo rendendo così la realtà comunicabile. Se ci capita ad esempio di osservare un tramonto, per poter trasmettere a qualcun altro ciò che vediamo e l'emozione che ci suscita, dobbiamo necessariamente scegliere di comunicare soltanto alcune delle infinite sfumature visive ed emozionali: una tale complessità di sfumature che ci giunge agli occhi (e poi al cervello) subirà "un'operazione" di selezione e/o di sintesi nel momento in cui il tramonto sarà descritto verbalmente oppure ritratto in fotografia o ancora filmato un video, ecc. Per usare una metafora cinematografica si può paragonare la percezione analogica ad una lunga carrellata della macchina da presa sul paesaggio circostante, e, la percezione digitale alla sosta della macchina da presa su un particolare di tale paesaggio e la conseguente zoommata al suo interno. Ovviamente il fatto stesso di usare una telecamera e, dunque, limitare le possibilità di visione soltanto a quanto è possibile ritrarre all'interno dell'inquadratura, costituisce già di per se una operazione di digitalizzazione della realtà, tuttavia con tale paesaggio digitalizzato, è poi possibile costruire una narrazione analogica o pseudo-analogica, cioè che simula l'infinita possibilità di percezione del "tutto" che ci circonda. In effetti il disegno stesso e la comunicazione verbale sono forme di digitalizzazione della realtà, modalità di sintetizzazione del "tutto percepibile", necessarie per poter comunicare; tuttavia attraverso il disegno, il linguaggio, la fotografia o il video è poi possibile costruire dei "discorsi" che sono in grado di essere percepiti "analogicamente" dal nostro cervello. E' come quando in matematica ci capita di considerare l'infinita successione dei numeri, sia sopra lo zero che sotto lo zero. Possiamo concepirla ma non possiamo rappresentarla se non ricorrendo a dei simboli o alla rappresentazione di una parte per il tutto, cioè compiendo una opera di digitalizzazione. Nel momento in cui però consideriamo soltanto una porzione dell'infinita successione dei numeri, ad esempio i numeri da 1 a 10, o addirittura solo due numeri della successione, ad esempio 1 e 2, sappiamo tuttavia che tra questi numeri è comunque possibile una infinita successione di numeri decimali. (Una curiosità. La lettura del pensiero, narrata in tanta letteratura e in tanta cinematografia fantastica come un sogno irraggiungibile, costituirebbe una forma di comunicazione analogica assolutamente non mediata dall'emisfero digitale: un uomo in grado di leggere e di trasmettere il pensiero sarebbe in grado, ad esempio, di comunicare un'emozione senza dover ridurre la complessità e le sfumature di tale emozione a qualcosa di spiegabile con le parole. Quante volte ci è capitato infatti di provare un'emozione così forte e tanto pervasiva da non riuscire a spiegarla con le parole!) Nei lavori degli ultimi anni, sia con la pittura che col video, Sebastiano Mauri ha scelto di indagare i limiti e le potenzialità espressive di uno dei generi artistici più antichi: il ritratto. Ritrarre una persona, con qualsiasi strumento lo si faccia, vuol dire sempre interpretare un corpo (e principalmente un volto) scegliendo e rappresentando soltanto alcune delle infinite espressioni che esso possa esprimere: soltanto quella o quelle espressioni che l'autore considera peculiari della persona ritratta. In sostanza, secondo quanto abbiamo fin qui affermato, ritrarre vuol dire digitalizzare un oggetto dalle infinite sfaccettature. Sebastiano Mauri porta al massimo grado questa digitalizzazione, imponendo ai ritrattati degli schematismi che sono anche al di là di ciò che può essere considerato naturale. Vi sono due tipologie di ritratto nel lavoro di Mauri: quelli monomediatici, cioè composti utilizzando un unico medium (pittura o fotografia) e quelli multimediatici, cioè composti combinando due o più media (pittura, fotografia, video, musica). Nel primo caso l'attenzione dell'osservatore si concentra sui particolari specifici di ogni persona ritratta, nel secondo caso invece l'attenzione si rivolge al processo cui Mauri sottopone le immagini. Tuttavia comune a tutti i lavori è il fatto che l'artista non riduce soltanto il "materiale" osservabile delle persone, ma vi aggiunge sempre qualcosa di estraneo a quanto è possibile osservare di loro. Nei ritratti pittorici l'artista rappresenta le persone in modo iperrealistico, ne dipinge però soltanto i caratteri somatici, escludendo completamente (nella maggior parte dei casi) l'ovale del volto e tutti i particolari della testa. Il ritratto, tuttavia, non avviene per riduzione dell'inquadratura del volto, poiché infatti la tela è sempre più ampia della zona nella quale si troverebbe la testa della persona. Un colore di fondo, piuttosto neutro, ma sempre di diversa sfumatura, pervade tutta la tela, volto compreso, dando la curiosa sensazione d'un volto che abbia fatto pressione sul retro d'una tela monocroma (in alcuni casi l'artista allarga i particolari ritratti all'ovale del volto, creando un curioso effetto "maschera"). Nella serie pittorica successiva oltre a sintetizzare il volto ed ad imprimere i sui caratteri su una tela monocroma molto più ampia, Mauri accosta ad ogni dipinto una parola che suggerisce un particolare caratteriale e comportamentale della persona ritratta. Nel video Faded (2004) due ritratti fotografici affiancati si trasformano l'uno nell'altro, non attraverso un processo di morphing, ma attraverso un lento processo si sovrapposizione di un'immagine all'altra: mentre la prima si disperde con un effetto di sfocatura nella luce la seconda si condensa mettendosi sempre più a fuoco dalla luce. Nel lungometraggio The Song I Love to (2005) sono ritratte in video quasi 200 persone: argentini, statunitensi e italiani che Mauri ha incontrato nei tre paesi nei quali ha a lungo vissuto. Di innaturale questi ritratti hanno che le persone non sono ritratte in atteggiamenti od azioni che gli sono più congeniali, ma gli è imposto di osservare fissa la telecamera per circa un minuto; l'elemento aggiunto in questo caso è il sottofondo musicale che ci permette di ascoltare per ogni ritrattato la sua canzone d’amore preferita. In Shadow of Doubt, la video installazione realizzata alla NOTgallery, il meccanismo di “selezione/sintesi dei particolari da ritrarre e aggiunta di elementi estranei non osservabili in natura” è portato all'estremo. Il ritratto in questo caso è frutto di una sovrapposizione di due media: i volti video-ritratti di persone di età, sesso e razza differenti sono proiettati in maniera sfocata su una tela sulla quale sono dipinti i caratteri somatici d'un volto senza contorno, alla “maniera” di Sebastiano Mauri. I ritratti video condividono con quello dipinto la stessa posizione degli occhi, fornendo, per questa ragione, un contorno del volto, un colore della pelle ed un'età in continuo mutamento alla persona dipinta. Le fotografie tratte dalla video installazione Shadow of Doubt appaiono come i ritratti fotografici di persone reali; tuttavia tali persone nella realtà non esistono poiché l’immagine ottenuta è la perfetta fusione d'un ritratto dipinto ed uno filmato di persone diverse. Tali fotografie sono gli emblemi perfetti di volti costruiti in maniera totalmente artificiale, dunque con un processo digitale, che tuttavia riescono ad essere percepiti in modo del tutto naturale e dunque anche analogicamente: cioè con un pensiero continuo, che non interpreta le diversità tra le parti. E qui finalmente giungiamo al contributo che le immagini di Sebastiano Mauri riescono a dare alla nostra analisi dei meccanismi analogici e digitali della percezione. Nei ritratti pittorici, nonostante i caratteri di un volto siano totalmente estranei alla neutra geometria della tela monocroma, l'osservatore riesce a percepire una sorprendente continuità tra i ritratto e l'inespressivo fondo dipinto. Nei quadri della serie con ritratto+parola, l'osservatore, oltre alla continuità visiva, cerca anche una possibile corrispondenza tra l'espressione della persona ritratta ed il particolare caratteriale o comportamentale che viene a conoscere di tale persona con la lettura della frase. Nel video Faded l'osservatore percepisce un'immagine statica d'un volto nel suo continuo condensarsi, sfaldarsi e trasformarsi in un'altra immagine. In The Song I Love to la mancata azione della persona ritratta ci consente di non distrarci dal poter riconoscere una continua corrispondenza tra l'aspetto della persona e il carattere che la sua più amata canzone denuncia di lei. Infine in Shadow of Doubt la percezione di chi osserva l'installazione è quella di trovarsi sempre di fronte al ritratto di una persona reale (al quale inoltre il sovrapporsi di dipinto e video conferisce un effetto di curiosa profondità) e mai di fronte all'assemblaggio di parti di persone diverse. L'esempio del lavoro di Sebastiano Mauri ci porta dunque ad una ragionevole conclusione. E' ormai assodato che nel momento in cui l'uomo rappresenta, o semplicemente descrive, la realtà deve necessariamente ricorrere ad un'operazione di digitalizzazione di ciò che percepisce; ciò sembra accadere in maniera sempre più marcata quanto più progredisce la tecnologia, che presto sarà in grado di sostituire una realtà completamente digitale alla realtà concreta. All'interno della rappresentazione digitale l'emisfero analogico del cervello colmerà sempre la discontinuità tra gli elementi digitali, interpretando come reale anche ciò che è totalmente artificiale.

natura aborrat vaccum by marco izzolino, not paper 2007