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1- Mauri ama l’ironia. E la sua arte pure: finalmente una mostra che fa (anche) ridere. 2- Le sue teche di vetro provano che gli alieni sono davvero tra noi. Ma sottovuoto. 3- I presepi surreali, dove si consumano amori impossibili tra robot, divinità pop e attrici porno, sono ecumenici. Perché prendono per il culo un po’ tutte le religioni. 4- L’artista è un bambino che gioca. E giocando costruisce giocattoli. 5- L’artista è un sadico: i suoi giocattoli sono macchine celibi. Noi adulti non possiamo giocarci, ma solo guardarli. 6- L’utopico abbraccio tra il sacro e il profano maschera un inno all’iconoclastia. 7- Apparentemente inoffensivi, i divertissement di Mauri aprono le porte al regno del kitsch. Dove le regole del buon gusto vengono sovvertite. 8- I suoi ritratti e i suoi video sono viaggi nei volti di stranieri sconosciuti e intensi. Che parlano con l’esperanto degli occhi. 9- Dai quadri emergono domande che restano sospese nell’aria. Contorni indefiniti. A cui ognuno può dare forma e risposta. 10- Fonte di ricchezza e ispirazione, The Other è l’Altro in ogni sua forma: naturale, sovrannaturale e addirittura fantascientifica. Ma anche una fuga da noi stessi. E dalle ansie che ci opprimono. |